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PSICOTERAPIA UMANISTICA
La Psicoterapia Umanistica si basa su una concezione che sottolinea le
potenzialità e le capacità positive dell’uomo. Tale concezione non si fonda su
un unico modello, ma abbraccia numerose teorie e approcci filosofici e
psicologici. Fra questi possiamo riportare in modo particolare il contributo di
Maslow, il quale, partendo dalle teorie della filosofia
fenomenologico-esistenziale, si fa promotore di una nuova psicologia che
pone l’accento sul ruolo dei bisogni e delle emozioni nello sviluppo
dell’identità e del concetto di autorealizzazione verso il quale ogni persona
tende naturalmente. Nella Psicoterapia Umanistica confluiscono i contributi di
Rogers con la sua terapia centrata sul Cliente, tesa a sottolineare la natura
non medica del trattamento, l’approccio della Gestalt di Fritz Perls, basato sul
cambiamento portato dalla consapevolizzazione dei propri bisogni. L’attenzione
al Sè assume una centralità particolare nell’approccio umanistico; l’uomo si
articola intorno al Sè che diviene il centro organizzatore della personalità,
del sentire, dell’agire e dell’esistere e assicura unità - coerenza – continuità
- progettualità alle relazioni dell’individuo con il mondo. Nell’ottica
Umanistica il Sè è depositario dell’Autostima, il sentimento del proprio valore,
della stabilità, dell’ autoconsapevolezza, corporea, psicologica e della propria
storia. Il Sè veicola i rapporti con il mondo esterno, determina i propri
obiettivi e la progettualità, si sviluppa attraverso dimensioni personali,
relazionali, sociali e spirituali.
Secondo Giusti (2005) “la psicoterapia
Umanistica ha permesso nel settore della salute mentale un approccio orizzontale
centrato sull'alta qualità del processo relazionale e intersoggettivo a favor
dell’essere nelle sue forme più autentiche. La salutogenesi integra la
psicologia positiva e tende a trascendere i sintomi specifici incrementando la
soddisfazione e la gioia per la propria vita. Un ottimo funzionamento globale
comprende oltre alla maestria e le competenze, una tendenza alla curiosità, al
coraggio, all'ottimismo, includendo una dose di altruismo e di spiritualità che
dà un senso di umanità alla vita”.
PSICOTERAPIA BIOSISTEMICA
La Psicoterapia Biosistemica ha l'obiettivo di ricreare la connessione tra
pensieri, sensazioni ed azione, che sono gli elementi fondanti del
sistema-emozione. Ricreando questa connessione si può riattivare la complessità
del ciclo emotivo, la cui alterazione ha portato alla patologia. Anche la
persona è vista come un sistema, fatto di corpo, mente ed emozione, inserito
all'interno di sistemi sociali e relazionali. In tutta questa rete di sistemi e
sottosistemi interdipendenti, non è possibile individuare la causa di uno stato
di malessere, si può solo vederne l’effetto, cioè come si manifesta il disagio.
Si tratta allora di trovare i punti di questa rete in cui c'è un blocco, in cui
si è alterata la comunicazione. La patologia induce la persona a chiudersi in un
solo sistema, in cui difficilmente potrà contattare tutte le sue risorse e
potenzialità. L'obiettivo della terapia è quello di creare una perturbazione del
sistema-persona per permettere l’accesso a uno stato emotivo bloccato,
permettere nuove possibilità, aumentare il livello di integrazione.
Nell’incontro con la persona il terapeuta biosistemico, in un clima di empatia e
di interazione reciproca, potrà favorire la disinibizione dell’azione, della
parola, dell’emozione. Basandosi sull’osservare, seguire e amplificare un
movimento e un’espressione, o nel ricrearli dove questi siano scomparsi, il
paziente potrà riappropriarsi della corporeità perduta.
Ansia e attacchi di panico
Si tende a confondere i termini paura, attacco di panico, ansia, angoscia; è
essenziale chiarire e fare distinzione fra le diverse emozioni che a volte
possono essere contemporanee.
L'ansia è un eccitamento fisiologico
dell’organismo, più leggero della paura e costante. Provare ansia significa
sentirsi continuamente all'erta, ingigantire il valore dei fatti, vivere le
situazioni con una intensità emotiva assillante e discordante con la realtà,
essere troppo vulnerabili per rispondere in modo opportuno agli stimoli e alle
pressioni ambientali. Occorre poter sostenere un certo grado di ansietà interna
per essere creativi o anche solo per sopravvivere nel mondo con una certa
sicurezza, forza, autostima.
L’angoscia è uno stato doloroso dilagante e
persistente; quest’emozione intensa di dolore e insicurezza insieme si insinua
nell’animo quando tutto è vissuto come immutabile, triste e sembra impossibile
progettare la propria vita.
La paura e il panico li si può distinguere solo
dalla presenza o meno del pericolo reale.
Per comprendere un attacco di
panico è indispensabile riallacciarsi alla paura, un’emozione che ci avverte
quando siamo di fronte a pericoli reali, generando risposte adeguate a
proteggerci e mantenerci in salute. La paura, pur provocando sensazioni
spiacevoli è un alleato importante, una spinta a mobilitarci e seguire le
reazioni difensive istintuali; queste reazioni sono decisioni prese rapidamente
e intuitivamente dalla mente che, per essere appropriate alla natura del
pericolo, possono risultare molto diverse fra loro. E’ importante non confondere
questo sentimento primordiale forte e chiaro che fa parte dell’istinto di
sopravvivenza con le innumerevoli paure infondate, fobie e fantasie
catastrofiche in cui intrappoliamo noi stessi nella vita di tutti i giorni.
Questi stati fobici, ansiosi e angosciosi, nella loro forma acuta diventano i
cosiddetti attacchi di panico, i quali non partendo da una realtà di pericolo
concreto sono da considerarsi metafore del nostro mondo interno, espressioni di
un disagio di vivere, nonostante le manifestazioni sul piano fisiologico e
psichico siano identiche a quelle della paura: senso di allarme, palpitazioni,
irrequietezza, rigidità muscolare, sensazione di non respirare, bocca secca,
nodo alla gola, gambe molli, svenimento, stordimento, tremore, vertigini,
appannamento della vista, dolore al petto, nausea, perdita di controllo, paura
di morire, di impazzire, di non essere più gli stessi.
Gli attacchi di
panico possono svilupparsi in un determinato periodo della vita che in genere
corrisponde a una fase del ciclo vitale caratterizzata dal distacco dalla
famiglia d’origine e dall’acquisizione di una maggiore indipendenza. E’un
momento in cui è fondamentale la ricerca di nuove appartenenze affettive e
sociali. Per favorire tale separazione, la famiglia d’origine dovrebbe
costituire per l’individuo uno sfondo sicuro (ground) stabile e flessibile,
mentre l’ambiente nuovo (ciò che è fuori dalla famiglia) dovrebbe essere il
luogo in cui trovare altri punti di riferimento rispetto ai quali collocarsi e
nuove appartenenze consistenti nelle quali identificarsi e dalle quali
differenziarsi. Questo passaggio cruciale comporta la profonda ristrutturazione
delle proprie appartenenze, dei propri sfondi sicuri ed espone la persona alla
solitudine e alla propria vulnerabilità. Le appartenenze sono parte
significativa del ground che sostiene l’organismo. Pertanto, quando questo è
instabile l’organismo è esposto alla possibilità di crolli improvvisi e
conseguentemente all’esperienza dell’attacco di panico. Il soggetto che soffre
di attacchi di panico è sospeso fra appartenenze passate che non lo sostengono
più e appartenenze future che non lo sostengono ancora. L’insorgenza
dell’attacco di panico coincide spesso con un cambiamento significativo
all’interno delle proprie appartenenze. Questo può avvenire secondo due
modalità:
- una perdita, indipendentemente dall’intenzione del
soggetto. Può trattarsi di un drastico cambiamento di contesto, una perdita
affettiva importante o l’improvvisa scoperta di una profonda solitudine
affettiva;
- la persona evolutivamente si separa da appartenenze
acquisite (in questo caso l’attacco di panico è sintomatico di una troppo rapida
evoluzione in corso).
L’imprevedibilità che caratterizza l’insorgenza degli attacchi di panico è
un’esperienza che crea spesso un forte disorientamento. Infatti, l’individuo può
sentirsi smarrito nello sperimentare una perdita di autonomia in una fase del
ciclo vitale in cui si sta muovendo verso un’autonomia maggiore. Di conseguenza,
la persona vive in modo frustrante e doloroso questa improvvisa diminuzione
dell’indipendenza. L’essere soli e smarriti di fronte alla complessità del mondo
è un’esperienza che richiede sia il sostegno dei legami affettivi che di quelli
sociali. Proprio in questi casi chiedere un aiuto terapeutico significa
accettare la momentanea incapacità di sostenersi e proteggersi nelle diverse
situazioni. La psicoterapia ha lo scopo di:
- Aiutare la persona a comprendere i motivi profondi del sintomo e riacquisire
una sana e salda capacità di autonomia.
- Sviluppare il potenziale creativo e la fantasia per ridurre le inibizioni,
liberare le capacità inespresse, il coraggio di fare delle scelte interessanti
per sé.
- Acquisire con il lavoro corporeo una nuova sensibilità per entrare in
contatto con le proprie esperienze traumatiche e divenire consapevoli della
propria forza.
- Rinunciare ad usare la malattia per controllare la vita altrui e assumersi
la responsabilità di riconoscere e rispettare i propri bisogni.
Al Polo di Medicina Integrata di
Urbino la psicoterapia viene praticata da:
Dott. Alessandro Cinti
Luciani
(Psicologo clinico, psicoterapeuta ad indirizzo
Umanistico e Biosistemico)
Per informazioni ed appuntamenti contatta il Numero Verde 800.96.86.97
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